Farmacia Libera

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PARAFARMACIE, PER TAR CALABRIA IRRAGIONEVOLE MANCATA VENDITA FASCIA C

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Maggio 2012 20:56) Scritto da Administrator Giovedì 10 Maggio 2012 17:28

(AGENPARL) - Roma, 10 mag  - Le Parafarmacie italiane mettono a segno ancora un punto decisivo nella sfida con le farmacie sulla liberalizzazione dei medicinali di fascia C. Un'ordinanza del TAR di Reggio Calabria  ha ritenuto fondate le discriminazioni operate nei confronti dei farmacisti di Parafarmacie e dei relativi esercizi ed ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale. E' quanto dichiara la Federazione Nazionale delle Parafarmacie.
"Questa pronuncia, insieme a quella del Tar di Milano ( ora al vaglio della Corte di giustizia Europea ) rappresentano un punto di svolta decisivo per le nostre sorti", dichiara il presidente della Federazione Giuseppe Scioscia. " E' bello sentire pronunciati da un tribunale che se il legislatore ha ritenuto che i farmacisti delle parafarmacie possono, in piena autonomia, vendere i farmaci che non necessitano di ricetta medica, non si vedono le ragioni per cui gli stessi soggetti non possano vendere i farmaci di  fascia C. Un grazie particolare", conclude il numero uno delle Parafarmacie," va all'avvocato Giovanni Licata che ha seguito passo passo l'intero iter e al presidente siciliano della Federazione, Davide Gullotta, promotore dell'iniziativa " .
Secondo i giudici di Reggio Calabria e' pertanto " irragionevole, illogica ed ingiustificata l’esclusione dalla vendita da parte delle c.d. parafarmacie dei farmaci di fascia C." L'ordinanza precisa inoltre che "la compressione dell’esercizio dell’attività economica non si giustifica neppure sotto il profilo del controllo della spesa pubblica. I farmaci di cui si discute sono infatti a totale carico del cliente, non gravando dunque sulle finanze pubbliche. Pertanto non si ravvisano elementi che possano giustificare un’esclusiva riservata alle farmacie nella vendita di tali medicinali." (Scarica l'ordinanza del tar)

Commento di farmacialibera: Riteniamo che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR di Reggio Calabria sia un'ottima notizia per le Parafarmacie, riteniamo che essa   soddisfi meglio gli interessi delle Parafarmacie anche rispetto al recente ricorso alla Corte di Giustizia del Tar della Lombardia. Infatti l’art. 168 TFUE demanda alla responsabilità degli Stati membri la  definizione della politica sanitaria e l’organizzazione dei servizi sanitari e di assistenza medica, Incluse la relativa gestione e l’assegnazione delle risorse loro destinate e sulla base di ciò  la Corte di Giustizia Europea potrebbe lavarsene mani e piedi come ha fatto fin'ora. Il Ricorso alla Corte Costitiuzionale intanto arriverà a sentenza in tempi più Brevi (11 mesi circa). Inoltre la recente evoluzione normativa quale l'abolizione della Pianta Organica  e del rigido sistema  regolatorio di turni e delle ferie delle Farmacie  (unitamente alla Legge Bersani) ha di fatto ormai scardinato dalle fondamenta l'impalcatura normativa che ha consentito ai farmacisti   per  circa un secolo di stare  distanti anni luce  da ogni forma di concorrenza e ci sono buoni motivi , con tutti gli scongiuri del caso, per ritenere che questa volta anche la Corte Costituzionale cambi indirizzo. Non è un caso che proprio oggi la Presidente di Fedefarma in un comunicato stampa abbia auspicato un dietrofront del  governo  in tema di pianta organica.


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Merkel: No a Eurobond avanti con le Liberalizzazioni e con i tagli alla politica

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Maggio 2012 17:18) Scritto da Administrator Giovedì 10 Maggio 2012 11:26

Non ci sono strumenti miracolosi contro la crisi - ha detto davanti ai deputati tedeschi Merkel - gli eurobond non sono sostenibili"."Il freno ai debiti e la crescita sono i due pilastri" della strategia contro la crisi europea, ha continuato Merkel, spiegando che "una crescita basta sui debiti ci riporterebbe all'inizio della crisi", mentre "una crescita basata sulle riforme strutturali è ragionevole, importante, necessaria"."rafforzare la concorrenza nei mercati dei beni e servizi e la capacità di aggiustamento salariale e occupazionale delle imprese".Secondo la Bce, i mercati del lavoro dell'area dell'euro continuano a indebolirsi e, dopo che il tasso di disoccupazione a marzo ha raggiunto il 10,9%, "i dati delle indagini segnalano ulteriori sviluppi negativi nel prossimo futuro". il governo Monti deve lavorare: la spending review va bene, ed è seguita con attenzione dall'Eurotower, ma la misura che manca ancora è l'abolizione delle province e l'accorpamento dei comuni considerati «l'unica,vera misura di taglio di costi della politica».Secondo uno studio dell'Istituto Bruno Leoni il risparmio nell'ipotesi estrema potrebbe arrivare a due miliardi di euro. Le Province già da parecchi anni hanno subìto dei ridimensionamenti nei trasferimenti statali. Ma queste minori entrate – ha spiegato Andrea Giuricin professore a contratto all'Università Bicocca di Milano e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni – non si sono tradotte in risparmi sul personale (spese correnti) ma sulle opere da realizzare (spese in conto capitale) che tradotto significa che le province oggi sono solo enti erogatori di stipendi ma non di servizi.Facendo un po' di conti in tasca agli enti provinciali si scopre che – secondo gli ultimi dati disponibili, quelli del 2009 – il costo per la sola classe politica è di circa 140 milioni di euro. Eliminandone solo una trentina il risparmio totale potrebbe arrivare a 30 milioni di euro, una cifra abbastanza modesta. «I costi per amministrazione e controllo – spiega ancora l'Istituto Bruno Leoni nella sua ricerca – potrebbero essere eliminati totalmente se le funzioni provinciali fossero trasferite, secondo i casi, alle Regioni o ai Comuni. A tale costo è stato sottratto quello del personale, perché i dipendenti non possono essere licenziati, anche se molto probabilmente si tratta almeno in parte di un eccesso di organico difficilmente ricollocabile, viste le economie di scala che si produrrebbero accorpando le diverse funzioni. Comunque, almeno nel medio termine, si può immaginare una graduale riduzione del personale attraverso il blocco del turn-over».Ma a quanto ammontano i risparmi con le economie di scala? A circa un miliardo di euro, perché accorpare tutte le funzioni prevede una diminuzione delle spese in generale che potrebbe raggiungere il 10 per cento del totale. Senza tagli e con l'attuale spread l'innalzamento dell'Iva previsto per settembre sarà inevitabile e questo porterà l'italia a tassi di disoccupazione  a livello della Spagna.


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Concorsi per farmacie , salta il limite dei 40 anni

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 09 Maggio 2012 22:05) Scritto da Administrator Mercoledì 09 Maggio 2012 12:31


Dal 2015 si potrà dirigere strutture private fino ai 65 anni
ROMA
(il sole 24 ore 09 maggio 2012)Accesso al concorso straordinario per l'assegnazione delle nuove farmaciesenza più blocco a 40 anni, età limite di 65 anni per conservare la direzione della farmaciaprivata ma solo dal 2015, chiarimenti sulle regole da applicare per il trasferimento in un altro locale dell'esercizio. Il Governo decide di cambiare in corsa - ma non di corsa, affidandosi allo strumento di un semplice disegno di legge - parte delle norme contestate del decreto legge di gennaio (Dl 24, convertito nella legge 27/2012) sulle liberalizzazioni del servizio farmaceutico. Il Ddl proposto (e promesso) dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, è approdato ieri al pre Consiglio dei ministri e dovrebbe essere esaminato alla prossima riunione di Governo, attesa entro venerdì. Le modifiche toccano l'articolo 11 del decreto sulle liberalizzazioni. Per cambiare parte di quelle novità introdotte al Senato che, si ammette nella relazione, potrebbero incappare perfino in «possibili censure della Corte costituzionale e di procedure di infrazione comunitaria». Ecco così le modifiche salva-contenziosi che il Governo proporrà al Parlamento. Anzitutto quelle sull'accesso ai concorsi straordinari per l'accesso alle nuove sedi farmaceutiche. Da una parte prevedendo l'abolizione del limite d'età dei 40 anni per la partecipazione al concorso straordinario in forma associata. Dall'altra,
restringendo in sostanza il concetto di «farmaciasoprannumeraria», che altrimenti avrebbe concesso il diritto alla partecipazione ai concorsi anche a chi già è titolare di farmacia. Altro intervento riguarda la direzione delle farmacie. Il limite d'eta dei 65 anni, dopo il quale il titolare deve nominare (e assumere) un direttore, viene spostato al 1° gennaio del 2015. Ma escludendo le farmacierurali sussidiate che, afferma la relazione al Ddl, «hanno un reddito che difficilmente può consentire di retribuire un direttore di farmacia», come del resto «anche tutti i titolari ultra 65enni». Il quarto ritocco riguarda lo spostamento della  farmaciain un altro locale: il Ddl chiarisce che va fatta domanda al Comune, il quale a sua volta decide dopo aver sentito l'asl e l' Ordine dei farmacisti. Il Municipio potrà respingere la domanda solo se il nuovo locale dista meno di 200 metri da altre farmacieo, comunque, la sua ubicazione non modifichi i requisiti della legge del 1975. Abrogazione secca, infine, per l'istituto del decentramento delle  farmacie (articolo 5 della legge 362/91), non più compatibile con la nuova disciplina perché basato sulla pianta organica ormai soppressa.
Sotto la lente
01 | IL NODO
L'articolo 11 del decreto liberalizzazioni 24/2012 ha introdotto novità subito contestate e suscettibili di possibili cendure da parte della Corte costituzionale, nonchè di procedure d'infrazione comunitaria
02 | IL RESTYLING
Per risolvere il problema, nel pre Consiglio dei ministri di ieri, è approdata una bozza di Ddl contenenti le modifiche richieste. Si tratta del venir meno del limite di 40 anni per la partecipazione ai concorsi straordinari in forma associata per nuove sedi farmaceutiche, dello slittamento al 2015 del limite dei 65 anni per dirigere farmacieprivate (al netto di quelle rurali) e del ritocco alle norme sullo spostamento della farmaciain altro locale
R.T

Commento di farmacialibera: Nel Disegno di legge approvato in Consiglio dei Ministri non si parla di  reintrodurre nei  concorsi la valutazione per  esami , la quale è misteriosamente scomparsa in sede di conversione in legge  .   Come risultato avremo oltre 80.000 farmacisti partecipanti che con  una semplice domandina  giocheranno la loro schedina  al superenalotto senza neanche pagare 1 euro  ne aprire un libro. Questo meccanismo tral'altro farà aumentare il numero dei partecipanti e   allungherà terribilmente i tempi di assegnazione  favorendo uno squallido mercimonio di licenze.  Certo che osserverae che questa procedura sia stata introdotta da un governo presieduto da un autorevole  professore universitario che dovrebbe fare della meritocrazia un Item fondamentale        ci fa   inorridire. La gerontocratica Italia si presta ad assegnare le nuove licenze    a vecchietti che si rivenderanno la licenza  già prima di partecipare al concorso .Mitici... Monti Passera  e Balduzzi fateci  una bella cortesia Tornate a fare i tecnici a casa vostra.


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Sarà Monti o l’Europa a decidere sulla vendita dei farmaci di fascia C ?

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 02 Maggio 2012 16:15) Scritto da Administrator Mercoledì 02 Maggio 2012 16:06

L'Europa ci chiede di liberalizzare le professioni egli Ordini Professionali  ma il Governo Monti ha innescato la retromarcia  sia  su  abolizione degli ordini professionali che sulle liberalizzazioni vedi avvocati, Notai, Farmacisti, Tassiti che hanno manenuti tutti inalterati i loro privilegi. Sui tagli alla spesa neanche a parlarne vedi l'abolizione delle Province, dimezzamento dei parlamentari, accorpamento dei comuni. Per ora Monti si è limitato ad indicare su un grafico l'andamento dello Spread che secondo i segnali dell' analisi tecnica ha invece semplicemente segnato un ritracciamento ed è pronto a mordere. Le parafarmacie dopo il delisting beffa che ha concesso loro  la vendita di pochi  farmaci la maggior parte dei quali in disuso  si appigliano all’esito del ricorso alla Corte di Giustizia Europea , che è stata chiamata in causa dal giudice del Tar lombardo in seguito ad un ricorso di un titolare di una parafarmacia di Saronno (Va) contro l’Asl di Varese, il ministero della Salute, l'Aifa, il comune di Saronno e la Regione Lombardia. Si riaprirà la partita sull’estensione delle competenze delle 3800 parafarmacie italiane? Per le parafarmacie il rinvio alla Corte di giustizia europea rappresenta comunque una speranza. Lo spauracchio di una procedura di infrazione, seppur ancora lontana nel tempo(almeno un paio di anni),   bastarà per innescare nel governo Monti, che ha dimostrato di essere decisamente sensibile alle pressioni dell’Unione, una revisione della norma finita sotto la lente dell’Ue?.Nonostante tempi lunghi e le incertezze di una procedura complessa, per le parafarmacie il rinvio alla Corte di giustizia europea rappresenta comunque una speranza. Insomma la partita delle parafarmacie non è ancora Conclusa ma quella dell'Italia forse si.


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Il Bluff sulle liberalizzazioni del Governo Monti

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Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Aprile 2012 12:41) Scritto da Administrator Venerdì 27 Aprile 2012 12:15

Pubblicati in gazzetta le 230 specialità(scarica elenco) vendibili in Parafarmacia  che corrispondono ad  appena   una decina di nuove molecole . Una vera e propria beffa  per le parafarmacie.  Nel contempo i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi fissati con decreto del Ministro della Salute introducono nuove e importanti barriere di ingresso nel settore che si tradurrà nei prossimi mesi in una forte inversione nel trand delle aperture .Aumentano infatti esponenzialmente il  chiusure delle parafarmacie che in prospettiva vedraà inasprirsi la concorrenza fuori canale con l'apertura delle nuove farmacie, che nelle ipotesi più ottimistiche vedranno la luce alla fine del 2013. Insomma un vero e proprio flop del governo che avrà ricadute negative sul fronte occupazionale ed impennata dei prezzi. Se da un lato le parafarmacie cominciano a chiudere dall'altro le farmacie licenziano preoccupate per le nuove prossime aperture.Tanto e vero che il tasso di disoccupazione tra i farmacisti sta aumentando in maniera esponenziale negli ultimi mesi. Insommma peggio di così il governo non avrebbe proprio potuto fare. Forse è Meglio che Mario Monti   e Corrado Passera Tornino  a fare rispettivamente il professore e  il Banchiere . Di Fatto anzicchè dare uno stimolo all'economia hanno raggiunto il duplice obiettivo negativo di scoraggiare da un lato  l'apertura di nuove parafarmacie e dall'altro creato aspettative negative sul versante farmacie con conseguenze pesanti sul lato occupazionale. Anche i consumatori non avranno alcun   vantaggio poichè  la pressione sui prezzi sui farmaci non rimborsati  dsl SSN sarà sempre più elevata poichè le aziende farmaceutiche scaricano la riduzione dei margini sui farmaci rimborsabili sul prezzo dei farmaci non rimborsati. Il 95% dei farmaci Unbranded o generici e non prescrivibili dal SSN  resta vendibile in via esclusiva all'interno del canale  farmacia.Essi ormai rappresentano oltre l'80% dei farmaci vendibili al pubblico.La concorrenza  all'interno del canale Farmacie innescata con la possibilità  di effettuare sconti non ha prodotti nessun risparmio per i consumatori poichè nessuna farmacia applicherà sconti sui farmaci che detiene in esclusiva. Dopotutto Non è un caso che la Bocconi continua a perdere posizioni tra le Business School internazionali non ci stupiremmo se anche il Trota presto diventerà un Bocconiano e a Passera a quanto pare non è servito a molto fare l' MBA alla Wharton School di Filadelfia  .Voto per Passera e Monti 3-. E se alla fine  a fallire fossero  le banche e non i cittadini? Chissà cosa ne penserebbe Passera. .Follia? Non prorio .Il primo caso è stato l'ISLANDA Non è certo l’unica   rivoluzione di una nazione che circa un anno fa s’è ribellata ai tiranni della finanza e ha spazzato via con la forza esplosiva di un geyser tutti i banchieri e i politici che avevano retto, o meglio rotto, il Paese. Cancellato a furor di popolo il debito pubblico, eletta un’assemblea costituente dove il primo requisito per i candidati era di non appartenere ad alcun partito, ha riformato lo Stato con un fitto dibattito via internet aperto a tutti i cittadini. Sfidando i fulmini e le minacce dei re di denari di farne la Cuba del nord, la piccola Islanda ha remato contro la tempesta e mentre la Grecia affondava, lei ne è uscita salva. Da sola, senza aiuti e senza spremere i suoi cittadini! Al contrario. A pagare il default islandese non sono stati infatti i contribuenti, ma i banchieri. Scappati letteralmente, lasciandosi alle spalle istituti che non sono stati salvati dallo Stato ma acquisiti. Salvare le banche è l’antitesi delle regole liberiste, ma nessuno si è sognato di parlare di socialismo. In Islanda Non c’è Fidel Castro a Reykjavik, ma una democrazia, affidata in questa fase a una donna che è anche in assoluto la prima omossessuale dichiarata a guidare un governo. Non c’è l’Armata Rossa, ma la Nato. In compenso, non c’è l’euro, ma non è stata affatto una catastrofe: dopo avere dimezzato il valore della corona islandese, ora sono in corso trattative per l’adesione alla moneta unica europea. Le singolarità della singolarissima rivoluzione nordica non finiscono qui, ma è quanto basta a far riflettere anche su quanto sta accadendo in Italia.


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